Granchio Blu nella Laguna di Venezia: Perché Ora Migliaia di Polpi Combattono l’Invasore
In breve: Il granchio blu (nome scientifico Callinectes sapidus) da anni divora le scorte di cozze e vongole nella laguna di Venezia e nel Delta del Po, facendo salire in certi momenti i prezzi dei frutti di mare fino al 76 per cento. Dall’agosto 2026 l’Italia sperimenta un rimedio insolito: nel progetto “Octo-Blu” vengono liberati decine di migliaia di giovani polpi nell’Adriatico, perché sono tra i predatori naturali del granchio. In parallelo prosegue un progetto pilota da 1,5 milioni di euro della Regione Veneto, che include esplicitamente la laguna di Venezia, oltre a fondi statali, nasse per la cattura e la commercializzazione degli esemplari catturati come alimento.
Chi passeggia nei borghi di pescatori della laguna, gira per il mercato di Rialto o mangia a Chioggia e Pellestrina, si imbatte inevitabilmente in un argomento: il granchio blu. Il crostaceo, originario del Nord America, è ormai considerato una delle maggiori minacce per l’economia lagunare veneziana degli ultimi decenni. Nel 2026 si affaccia per la prima volta una contromisura davvero nuova: il polpo come predatore naturale.
Il granchio blu conquista la laguna di Venezia
Il granchio blu proviene originariamente dalla costa atlantica delle Americhe ed è arrivato nel Mediterraneo, con ogni probabilità, attraverso le acque di zavorra delle navi mercantili. A lungo gli inverni più freddi ne hanno contenuto la diffusione. Ma con inverni più miti e acque calde per periodi più lunghi, oggi il granchio resta attivo e in grado di riprodursi per gran parte dell’anno — con conseguenze su tutta l’alta Adriatico, dal Friuli alla laguna di Venezia fino al Delta del Po. La biologa marina Enrica Franchi (Università di Siena) spiega così il meccanismo: le soglie di temperatura che un tempo frenavano il granchio si presentano ormai molto più di rado.
Per la laguna di Venezia si tratta di un problema su due fronti. Da un lato il granchio blu divora direttamente le vongole veraci e altri molluschi ancora giovani e dal guscio tenero — interi allevamenti possono essere decimati nel giro di poche settimane. Dall’altro le sue potenti chele distruggono le reti dei pescatori, generando costi aggiuntivi ancora prima che avvenga la cattura. Veneto Agricoltura conferma che la specie è ormai presente in praticamente tutte le aree costiere e lagunari della regione.
Quanto è già costato a Venezia l’invasore
I numeri della crisi sono impressionanti. La Coldiretti ha stimato in certi momenti i danni complessivi per il settore ittico e della molluschicoltura italiana in circa 200 milioni di euro — il doppio rispetto alla stima di metà 2024. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato, in alcune aree colpite, addirittura di un azzeramento totale della produzione di vongole. Nella sacca di Scardovari, nel Delta del Po, una delle aree più importanti per la vongola DOP, il raccolto 2026 è crollato da circa 25.000 a circa 15.000 quintali. Nella vicina Friuli Venezia Giulia, solo il pescato dei primi quattro mesi del 2026 ha già eguagliato l’intero volume del 2025.
Anche per il Veneto il bilancio è pesante: già nel 2023 nella regione furono catturate circa 326 tonnellate di granchi blu, di cui 84 tonnellate solo ad agosto a Scardovari e 29 tonnellate a Pila. Gli studi di Ispra e Arpav hanno documentato nell’inverno 2023/24 una mortalità delle vongole veraci fino all’85-99 per cento in alcune zone della laguna — il governatore Luca Zaia ha parlato di “una tragedia” e ha chiesto lo stato di emergenza nazionale. Anche i prezzi ne hanno risentito pesantemente: gli osservatori di mercato hanno registrato nel 2023/24 rincari delle vongole veraci tra il 60 e il 76 per cento rispetto all’anno precedente, con punte di prezzi triplicati in alcune regioni italiane durante le festività.
Il polpo come nemico naturale: il progetto “Octo-Blu”
È proprio qui che interviene la contromisura più discussa del momento: il polpo come predatore naturale del granchio blu. I biologi marini confermano che i polpi cacciano i granchi in modo mirato — con una sorta di presa alla judo li rovesciano sul dorso per neutralizzare le pericolose chele, iniettano poi una tossina paralizzante nelle branchie e infine divorano la preda con calma. A differenza di altri predatori, il polpo caccia in modo selettivo e solo quando ha fame, non indiscriminatamente.
Questa osservazione è alla base del progetto di ricerca “Octo-Blu” dell’Università di Bologna e della Regione Emilia-Romagna, guidato dal professor Oliviero Mordenti e dal ricercatore Antonio Casalini, con il sostegno della Capitaneria di Porto di Cesenatico. Dal 2024 vengono liberati in mare, al largo di Cesenatico e presso le barriere artificiali vicino a Riccione, giovani polpi (le cosiddette paralarve) allevati in strutture universitarie. Nell’agosto 2026 se ne sono aggiunti altri circa 40.000 — l’obiettivo dichiarato dei ricercatori è di arrivare complessivamente a 100.000-150.000 esemplari liberati. “Il polpo è un predatore in grado di regolare una specie diventata troppo abbondante”, spiega Mordenti.
L’idea non è priva di limiti: gli stessi polpi sono oggetto di pesca commerciale in Adriatico, il che pone dei limiti a un “allevamento come rimedio” su larga scala. Dati solidi su quanti granchi blu vengano effettivamente eliminati dai polpi liberati non sono ancora disponibili — “Octo-Blu” è un esperimento scientifico, non un rimedio miracoloso a effetto immediato.
Nasse, fondi e commercializzazione: le altre contromisure
Il polpo è solo un tassello tra i tanti. A livello nazionale e regionale procedono in parallelo programmi più concreti:
- Piano d’intervento nazionale: il governo ha stanziato inizialmente 10 milioni di euro all’inizio del 2025, a cui il Ministero dell’Agricoltura ha aggiunto altri 44 milioni. Un commissario straordinario appositamente nominato (Enrico Caterino, in carica fino alla fine del 2026) coordina sei misure: tutela della biodiversità, sviluppo di nuovi attrezzi di cattura, corretto smaltimento degli esemplari non commercializzabili, barriere di contenimento, limitazione dei danni alla pesca e sostegno economico alle imprese. Obiettivo: rimuovere circa 2.600 tonnellate di granchi blu in due anni dall’alto Adriatico (Veneto ed Emilia-Romagna).
- Progetto pilota della Regione Veneto (1,57 milioni di euro): da marzo a ottobre è attiva una campagna di cattura che include esplicitamente la laguna di Venezia, il Delta del Po e la laguna di Caorle. I pescatori ricevono 1 euro per ogni chilogrammo di granchi non commercializzabili consegnati, oltre a contributi per il noleggio delle imbarcazioni e per attrezzi di cattura selettivi (nasse). Il progetto è finanziato dal programma europeo Feampa, dalla Regione, da Veneto Agricoltura e dall’Università di Padova, con scadenza a fine dicembre 2026.
- Monitoraggio: Arpav e Veneto Agricoltura conducono dal 2023 campagne di monitoraggio regolari con nasse posizionate, soprattutto nelle sacche del Delta del Po, per seguire la diffusione e l’andamento della popolazione.
- Commercializzazione invece dello smaltimento: il Consorzio Pescatori del Polesine porta sul mercato polpa e chele di granchio blu in vasetto. Le università di Sassari e Cagliari studiano inoltre se dai carapaci si possa estrarre chitina per applicazioni cosmetiche e biotecnologiche.
Da nemico a piatto: i ristoranti della laguna puntano sull’invasore
Un’altra contromisura, molto meno drammatica, si trova direttamente nel menù. A Chioggia diversi locali hanno già proposto il granchio blu come piatto gourmet durante le festività — il ragionamento è semplice: ciò che si mangia, si pesca, e ogni porzione venduta è un granchio in meno in laguna. Anche l’alta cucina ha fatto sua questa tendenza: il ristorante stellato Venissa, sull’isola lagunare di Mazzorbo e guidato da Chiara Pavan e Francesco Brutto, da anni porta consapevolmente in carta specie invasive e problematiche — tra cui diverse preparazioni di granchio blu accanto a meduse, alla veneriana Rapana (lumaca di mare invasiva) e all’invasiva vongola Anadara. L’idea è mostrare agli ospiti che anche la cucina può essere una risposta alla presenza di specie invasive, mentre specialità autoctone come le moeche, i granchi dal guscio molle, diventano più rare a causa dei mutamenti della laguna.
Cosa significa per la vostra visita a Venezia
| Profilo | Rilevanza |
|---|---|
| Amanti del pesce e delle vongole | Media-alta — vongole e moeche locali possono essere più scarse e più care negli anni di crisi; vale la pena provare anche un piatto a base di granchio blu, di solito più economico e ampiamente disponibile. |
| Escursionisti verso Chioggia o Pellestrina | Alta — entrambi i borghi di pescatori vivono dell’economia di molluschi e granchi e sono direttamente colpiti dalla crisi; il tema è percepibile nella vita quotidiana del posto. |
| Appassionati di natura | Media — la laguna di Venezia è un esempio evidente di come specie invasive e cambiamento climatico trasformino un ecosistema fragile. |
| Visitatori del turismo classico | Bassa — nel centro storico attorno a Piazza San Marco e Rialto la crisi è quasi invisibile, se non sui menù o al mercato del pesce. |
Domande frequenti sul granchio blu nella laguna di Venezia
Cos’è il granchio blu e da dove viene?
Il granchio blu (Callinectes sapidus) proviene dalla costa atlantica delle Americhe ed è stato introdotto nel Mediterraneo, con ogni probabilità, tramite le acque di zavorra delle navi mercantili. Inverni più miti e acque calde per periodi più lunghi lo mantengono ormai attivo e capace di riprodursi quasi tutto l’anno, permettendogli di diffondersi rapidamente negli ultimi anni in tutto l’alto Adriatico, laguna di Venezia compresa.
Perché il granchio blu è un problema per Venezia?
Divora le giovani vongole veraci e altri molluschi da cui dipende la tradizionale molluschicoltura lagunare, e con le sue chele distrugge le reti dei pescatori. La Coldiretti ha stimato in certi momenti i danni complessivi per il settore ittico e della molluschicoltura italiana in circa 200 milioni di euro, con la produzione di vongole quasi azzerata in alcune aree.
Che cosa c’entra il polpo con il granchio blu?
I polpi sono tra i predatori naturali del granchio blu. Dal 2024 il progetto di ricerca “Octo-Blu” dell’Università di Bologna e della Regione Emilia-Romagna libera al largo di Cesenatico giovani polpi allevati appositamente — circa 40.000 esemplari nell’agosto 2026, con l’obiettivo di arrivare a 100.000-150.000. Se il metodo riduca in modo misurabile le popolazioni di granchi non è ancora stato scientificamente dimostrato.
I polpi vengono liberati anche direttamente nella laguna di Venezia?
No, i rilasci di “Octo-Blu” finora avvengono al largo della costa dell’Emilia-Romagna (Cesenatico, Riccione). Il progetto dovrebbe comunque avvantaggiare anche le aree di molluschicoltura del Veneto, che insieme all’Emilia-Romagna rappresentano oltre la metà della produzione italiana di molluschi. Nella laguna di Venezia sono in corso altre misure complementari, come il programma di cattura e incentivazione della Regione Veneto.
I visitatori si accorgeranno della crisi del granchio blu durante il viaggio a Venezia?
Quasi per nulla nel centro storico. Ma chi visita Chioggia, Pellestrina o il mercato del pesce di Rialto incontra un tema che segna la vita quotidiana locale — dai prezzi più alti delle vongole al granchio blu come nuovo piatto, di solito economico, in menù.
Si può mangiare il granchio blu?
Sì, è considerato anche gastronomicamente gustoso e viene sempre più commercializzato — dalla polpa in vasetto ai piatti nei ristoranti della laguna, come lo stellato Venissa a Mazzorbo. Per alcuni pescatori e ristoratori mangiarlo è esplicitamente un modo per contribuire a contenerne la diffusione.
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